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Sconcertante la replica pubblicata ieri mattina dal “Capo gruppo Movimento 5 Stelle” di Anguillara, Ernesto Liberati.

Sconcertante perché trattasi, peraltro, di un Consigliere comunale di maggioranza e “delegato” (anche se ciò non è mai stato regolamentato, le regole, come al solito, valgono per gli altri) alle attività produttive e, quindi, in dovere di sapere ciò che afferma nel merito.

Sconcertante perché, proprio come Pinocchio – personaggio della fiaba richiamata dal medesimo consigliere – alterando la verità, ovvero dicendo bugie, tenta invano di tamponare all’errore compiuto dalla sua Giunta in merito agli “sconti” riconosciuti a chi avesse intenzione di aprire una “sala giochi” rispetto a chi, invece, intendesse aprire una panetteria.

Sconcertante perché sposta l’attenzione, sbagliando ancora una volta, ma ormai questa è la prassi, sul presunto “mancato rispetto del regolamento” che, Pizzorno e Bianchini, avrebbero, quali membri dell’opposizione, favorevolmente votato.

Ma veniamo ai fatti.

Nel 2010 – sotto la Amministrazione Pizzigallo, fu redatto il Regolamento comunale sulle sale giochi che fu approvato con Delibera di Consiglio Comunale n. 23 del 20/05/2010, regolamento che, Liberati, riporta nel comunicato.

Come si desume dall’esame dello stesso, cosa che Liberati si è ben guardato di evidenziare o forse di leggere, in merito ai divieti ed alle limitazioni si precisa che: “L’apertura di nuove sale giochi ed il trasferimento di quelle esistenti sono autorizzabili alle condizioni di seguito indicate“.

Tradotto: il divieto all’ubicazione sulle vie ed aree derubricate nel Regolamento medesimo è applicabile SOLO alle nuove aperture o, in caso di trasferimento, anche alle esistenti. Ma NON E’ APPLICABILE (né poteva – logicamente – esserlo) a quelle già in essere. La domanda, quindi, posta da Liberati e contenuta nel “bufalicato” (neologismo in discussione presso l’Università della Crusca, formato dall’insieme delle parole “bufala” e “comunicato”, nato dalle ripetute comunicazioni diffuse in questi ultimi 6 mesi dagli inquilini di Palazzo Orsini) ovvero “Perché quindi non le hanno bloccate?” avrebbe dovuto avere già risposta se solo si fosse degnato di approfondire il tema e verificare che, nei casi di attività già esistenti, NON E’ APPLICABILE quanto regolamentato.

Quello che maggiormente colpisce, inoltre, è la mancanza di capacità degli Amministratori comunali di riuscire ad individuare il nocciolo della questione. Abbiamo assistito ad anni ed anni di proclami contro la ludopatia da parte di qualsiasi forza politica, compreso il partito denominato “Movimento 5 Stelle” che in Aula (Camera dei Deputati) ha vivamente manifestato ogni qualvolta ha avuto la possibilità di “pizzicare” le corde dell’opinione pubblica in merito a questo argomento. Oggi che costoro sono alla guida del nostro Comune e potrebbero individuare le azioni per concretizzare le tante “belle parole” che fanno? Approvano le tariffe per i diritti di segreteria SUAP dimenticandosi di aumentare quelle dovute per l’apertura delle sale giochi rispetto a quelle dovute, per esempio, per l’apertura delle panetterie!

Ci si può girare intorno quanto si vuole, dire bugie come “Pinocchio“, ma nella sostanza i fatti sono questi: ci sono Comuni/Amministrazioni che scelgono di lottare contro la ludopatia, passando dalle parole ai fatti e ponendo in essere azioni che contrastino questa tragedia sociale. Esempi ve ne sono molteplici, come il Comune di Genzano che – nel 2014 – ha approvato la tariffa di 750 Euro per l’apertura di una sala giochi (aumentandola di 500 Euro), aggiungendo ulteriori 500 Euro per l’installazione di “giochi leciti” (aumentandola di 400 Euro). Mentre per la chiusura della stessa i diritti di istruttoria scendono a 20 Euro. Il tutto in contrapposizione con la tariffa prevista per le attività di vicinato che è di 30 Euro.

Di seguito il link al documento del Comune di Genzano onde agevolare la ricerca ai “grillini nostrani” che, a loro detta, “non risulta alcun comune” che abbia alzato le tariffe per opporsi alla diffusione di queste attività: LINK.

Di esempi “virtuosi” da copiare ce ne sono tanti; meraviglia apprendere che i nostri “grillini” non siano stati capaci di trovarne neanche uno; a noi è bastato operare una semplice ricerca su Google …. a meno che non ritengano anche questo una fonte informativa appartenente a qualche potere forte e quindi da evitare.

Vorremmo, infine, evidenziare la totale mancanza di replica circa la questione concernente le nuove scandalose tariffe ed i nuovi orari dei funerali. Chissà se le lamentele che sono giunte dai rappresentanti ecclesiastici locali hanno richiamato all’ordine l’Amministrazione e quindi a breve vedremo apparire una rettifica alla Delibera di Giunta o se, piuttosto, assisteremo al perseverare di una scelta che è assolutamente irrispettosa della dignità umana.

La cultura italiana, sin dai tempi delle fiabe, quasi ci obbliga ad assegnare un nome a chi dice bugie; sovente questo nome è “Pinocchio” che, guarda caso, è l’attore principale della favola ricordata – tra le tante – nel suo articolo dal delegato grillino. Nel libro di Carlo Lorenzini, “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino“, Pinocchio è il fulcro intorno al quale ruota tutta la storia, mentre il Gatto, la Volpe e Mangiafuoco, seppur importanti, sono personaggi marginali alla stessa. Analogamente la vicenda oggetto del presente documento ha un unico protagonista: il delegato alle attività commerciali! Consigliamo allo stesso di rimboccarsi le maniche e lavorare, ricordando che al burattino Pinocchio, quando diceva le bugie, cresceva il naso.

Francesco Pizzorno
Silvio Bianchini
Enrico Stronati

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