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Sono un convinto sostenitore del principio “Rifiuti Zero“, se non altro come obiettivo cui tendere, posso disquisire sui tempi di attuazione, ma la direzione non può che essere questa.

Pensavo al contempo che tutti avessero ormai assorbito e fatto proprio il principio “il rifiuto deve essere differenziato”, pensavo che la raccolta differenziata fosse ormai normalità per tutti e non costrizione per alcuni. Pensavo che i pochi imbecilli che lasciano rifiuti per strada fossero solo dei pigri e corti di cervello che non volessero cambiare le proprie abitudini ma che poi pian piano si sarebbero adeguati. Invece ….

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Invece è ormai palese che alcuni si ricordano della raccolta differenziata e del suo immenso valore ecologico, ma soprattutto della sua garanzia per un futuro sostenibile e vivibile, solo quando lo spettro di una discarica viene portato alla ribalta dalla cronaca. Quando questo accade, tutti a parlare di raccolta differenziata, di riduzione del rifiuto, post e cartelli contro le discariche, inni alla chiusura di questa o quella discarica, etc etc. Poi? Poi cosa accade nella testa di coloro che continuano a produrre “cibo per le bocche delle discariche”? Un corto circuito? Perché altrimenti non si spiega!

Giro per Anguillara per controllare cosa c’è in giro, sempre con lo smart-phone pronto per scattare una foto ed aprire la segnalazione per i provvedimenti del caso. Giro e mi scontro spesso con chi ancora se ne frega, rimango stupefatto! Provo ad interrogarmi e mi chiedo, ma chi sono costoro che abbandonano rifiuti? Quale è il loro identikit? Sono gli stessi che poi surrettiziamente s’incazzano per i gabbiani sopra Cupinoro?

La domanda non è così banale come possa sembrare. Il mio ragionamento è basico, nulla di così intelligente, se tanti, tantissimi (e meno male aggiungo io!) sono contro le discariche e quindi contro la produzione di rifiuto indifferenziato, come cavolo è che certi fenomeni non cessano? Come mai non volge al termine il fenomeno del rifiuto abbandonato nonostante gli allarmi che giungono dalla “convenzionale gestione della monnezza per tramite delle discariche” di cui ormai abbiamo contezza ad ogni livello di comunicazione, da internet alla stampa, dai libri alla tv, dalla Chiesa alla Politica, dalla scuola alla famiglia, tutti sappiamo che “la monnezza uccide”?

Eppure non vi è nessuno, ma proprio nessuno nessuno nessuno (non è un errore di battitura), che abbia il coraggio di difendere il vecchio modo di gestire la “monnezza”. Ma allora, ripeto e me ne scuso, come cavolo è che dopo un solo giorno in cui non girano i mezzi della raccolta dei rifiuti che operano anche la bonifica di simili scempi, si assiste a queste scene?

Più di una volta mi sono imbattuto in persone che, con molta disinvoltura, erano in procinto di abbandonare rifiuti in sacchi neri ai piedi dei contenitori (non entro nel merito delle responsabilità della scellerata scelta di riposizionare i contenitori dei rifiuti su strada perché l’ho detto decine di volte), ho sempre provato a dirgli che non si poteva fare. A volte il sollecito ha sortito buon esito, a volte ho ricevuto risposte secche con invito a “farmi gli affari miei” (quello che, in questi casi, gli rispondo io non si confà ad un assessore e ve lo risparmio), a volte ho ricevuto menzogne nel goffo e patetico tentativo di trovare una scusa, una volta ho persino ricevuto una minaccia ed ebbi paura, lo confesso.

Ma evidentemente non è questa la strada.

Ho atteso un po’ di tempo prima di arrivare alla conclusione che occorra cambiare strada (non dico cambiare verso perché poi qualcuno ne farebbe una questione politica) e per questo motivo ho provveduto ad apportare delle modifiche al “Regolamento gestione dei rifiuti urbani ed assimilati” che è ora all’attenzione della Commissione Statuto e regolamenti nella speranza che lo licenzi presto. All’interno, come annunciai tempo fa, c’è uno nuovo gruppo di articoli che definisce ed organizza gli “eco-accertatori”. Una nuova figura di controllo che opererà sul territorio con la capillarità del servizio di raccolta dei rifiuti grazie ad un accordo con la ditta che ha in affidamento il servizio. Saranno alcuni di loro, gli operatori ecologici, ma anche i dipendenti comunali, ad essere per primi nominati eco-accertatori grazie ad un corso di formazione che svolgeranno presso la sede del Comune. Questi assumeranno quindi la qualifica di “pubblico ufficiale” ed in quanto tali saranno soggetti alle regole che questa comporta. I nominativi dei primi eco-accertatori, circa 15, saranno resi pubblici sul sito del Comune per mezzo dell’Albo Pretorio affinché tutti possano essere informati su quanti e chi sono coloro che, girando per il paese, opereranno l’azione di controllo e sanzionamento nei confronti dei trasgressori.

Le sanzioni, contenute in una tabella all’interno del Regolamento in approvazione, andranno da un minimo di 50,00 euro sino ad un massimo di 500,00 euro. Per alcune violazioni, come per esempio la violazione dell’art. 256 del D.Lgs 152/2006, è persino prevista la reclusione e l’ammenda sino a 26 mila euro.

Gli eco-accertatori saranno operativi sul territorio a breve.

Assessore all’Ambiente
Enrico Stronati

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